Per gustare ed apprezzare le tipicità gli aspetti folkloristici del nostro territorio, suggeriamo la partecipazione ad un tour enogastronomico che, seguendo un itinerario predifinito, si avvarrà di interessanti soste con degustazioni e delucidazioni. Oppure, in tutta libertà, con la propria auto o in bicicletta, sarà possibile effettuare un percorso verso le aziende agricole e vinicole.
La Riviera del Conero si distende fra le colline e il mare ed ha un clima mite e questa fortuna
si percepisce anche dai suoi prodotti: dal pesce di scoglio al pesce azzurro, dalle coltivazioni biologiche alle lavorazioni uniche e rinomate in tutto il mondo dei nostri cereali, formaggi e salumi.
Il microclima continuamente ravvivato dalle brezze marine e il terreno calcareo permettono al vitigno di Montepulciano di esprimere nel Rosso Conero una tipicità impossibile altrove.
Infatti le vigne, alcune arrampicate sui costoni, altre adagiate su morbide colline, rendono il Rosso Conero ottimo da degustare nelle numerose cantine che si trovano lungo il territorio. I profumi
mediterranei di lavanda, ginestra, pino, mentuccia e finocchio selvatico indicano la strada del Rosso Conero, un anello stradale che parte da Ancona e ci ritorna dopo aver toccato lo splendido ambiente naturale del Parco del Conero, le colline dell’entroterra, raggiungendo Camerano, il Poggio e Massignano fino a sfiorare il Monte Zoia e ad arrivare a Montacuto, poi a Monte Cavallo, Varano ed infine agli Angeli.
Per il vino Rosso Conero viene impiegata uva Montepulciano, per il rimanente 15% si tratta invece di Sangiovese. Il colore è rosso rubino intenso, il profumo è speziato e balsamico, il gusto è secco, armonico e persistente con delicata tendenza amara di frutti e fiori rossi appassiti. La gradazione alcolica minima parte da 11,5. Si abbina ottimamente con i salumi marchigiani, con le paste condite con sughi di carne, con la selvaggina, con il brasato ed è speciale con il pecorino di fossa. Può accompagnare, a condizione che sia appena maturo, anche lo stoccafisso all’anconetana, specialità della zona. Il Rosso Conero viene celebrato a settembre nella festa dell’uva a Camerano.
Un altro vino delle Marche famoso in Italia e nel mondo è il Verdicchio dei Castelli di Jesi. La produzione interessa i castelli di Jesi (la parte collinare di Ancona) fino alle Valli del Misa e Nevola. Si ottiene con uve del vitigno Verdicchio.
Il colore è giallo, il profumo è fruttato e floreale, con sentore di mandorle amare,il gusto è secco, dal sapore intenso. La gradazione alcolica parte da 11.5°. Questo vino bianco si abbina principalmente con il pesce, ma si può affermare che tutti i piatti della cucina mediterranea ci si accostino a perfezione.
Durante il periodo romano le campagne del Piceno e le colline intorno a Jesi furono coltivate a vite. Il Verdicchio viene celebrato ad ottobre nell’antica festa dell’uva di Cupramontana, nel mese di luglio a Montecarotto ed in autunno a Staffolo.
Di seguito forniamo dei nominativi di aziende agricole produttrici di Rosso Conero e di Verdicchio, dove è possibile effettuare degustazioni ed assaggiare prodotti tipici come miele, olio extra vergine di oliva, lonzino di fichi, ciauscolo, etc.
- Azienda Agricola Marchetti - Ancona –
- Azienda Agricola Lanari – Ancona –
- Azienda Vinicola Moroder – Ancona –
- Azienda Agricola Malacari – Offagna –
- Azienda vinicola Umani Ronchi – Osimo -
- Antica Casa vinicola Garofoli – Castelfidardo –
- Azienda Vinicola Strologo – Camerano –
- Azienda Vinicola VINIMAR – Camerano –
- Terre Cortesi Moncaro – Camerano e Montecarotto –
- Fattoria Le Terrazze – Numana –
- Azienda Agricola Nembrini Gonzaga – Numana
- Azienda Agricola Conte Leopardi Ditajuti – Numana
- Azienda Vinicola Fazi Battaglia – Castelplanio –
TIPICITA':
- Lonza di fichi – Salamino a base di fichi secchi, noci,mandorle macinati ed impastati con mosto cotto (sapa) e mistrà, liquote d’anice marchigiano. L’impasto viene avvolto in foglie di fico, preparato a fine estate e conservato in fresche cantine.
- Olio extra vergine di oliva. - L’olio marchigiano è apprezzato fino dall’antichità per la sua alta qualità e l’acidità molto bassa. E’ ottimo sulla bruschetta (pane grigliato). Nel Medioevo le navi marchigiane, per approdare allo scalo di Ferrara, dovevano pagare un pedaggio di 25 libbre d’olio e nel Trecento 2500 orci di olio marchigiano venivano venduti ogni anno alla Serenissima e a Firenze.
- Ciauscolo – Salame tipico dell’entroterra marchigiano (Visso e Monti Sibillini). Pancetta, costata e spalla di maiale vengono macinate finissime e condite con sale, pepe, aglio e vino cotto, poi insaccate. Il salame viene poi affumicato per alcuni giorni al fumo di bacche di ginepro e stagionato per 2-3 mesi. La sua caratteristica èla morbidezza che permette di spalmarlo su fette di pane casereccio.
- Miele – Di qualità elevata poiché nelle colline marchigiane viene ancora praticata l’agricoltura estensiva, dedita alla coltivazione di ottime piante nettarifere come la lupinella e l’erba medica. Dolce, poco aromatico e di colore chiaro, può essere impiegato in tutte le occasioni per un’alimentazione sana. Ne vengono prodotti diversi tipi, polifloreali o monofloreali, di sapori diversi (acacia, girasole, aloe, melata, etc.)
- Formaggi – Grazie agli allevamenti di bovini ed ovini, vengono prodotti formaggi rinomati a denominazione di origine, come la Caciotta di Urbino, che è anche la base del formaggio di Fossa (interrato alla fine di agosto nelle fosse di Talamello e fatto “risorgere “ nel giorno di Santa Caterina, a fine novembre), il Pecorino dei Monti Sibillini, il Cacio, la Ricotta, il Quark e tante altre pregiate qualità
- Tartufo – Si trova nei boschi marchigiani ed è di straordinaria qualità, con aroma intenso sia nella varietà bianca che nera. I tartufi piccoli vengono utilizzati per la preparazione di creme, burro ed olio al tartufo, confezioni di tartufi trifolati, creme miste, olive e fondute di formaggi al tartufo. Il tartufo, nel corso dei secoli, ha profumato le mense di imperatori, papi e principi. Grattugiato o tagliato con l’apposita taglierina a fettine, nobilita ogni pietanza, anche la più modesta. Le tipologie presenti in Valmetauro, ad Acqualagna e a Norcia sono il tartufo bianco, il Bianchetto, il Tartufo Estivo e il Tartufo Nero pregiato.
Dove comprarle?

ALCUNE RICETTE:
OLIVE ALL’ASCOLANA
In un tegame, nell'olio, insaporite il trito di verdue; appena consumata la loro acqua, mettete le carni e fatele asciugare, spruzzate col vino, lasciatelo consumare, salate, pepate, aggiungete burro e prezzemolo e cuocete una mezz'oretta a fuoco basso col coperchio. Passate il tutto nel tritacarne, mettete il ricavato in una terrina amalgamatevi le uova, il formaggio, la noce moscata e la buccia di limone, regolando di sale e pepe; dovrete ottenere un composto piuttosto consistente e legato alla perfezione.
Nel frattempo tagliate le olive a spirale (o snocciolatele con l'apposito apparecchietto), riempite l'interno col composto preparato, ricomponetele, passatele nella farina e nell'uovo sbattuto, quindi nel pangrattato; fatelo aderire bene. Friggete le olive in abbondante olio bollente quando saranno dorate e croccanti in superficie, scolatele su una carta assorbente e servitele calde.
BRODETTO ALL’ANCONETANA
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Pulire bene il pesce prescelto (più varietà assicurano una maggiore prelibatezza), lavarlo e lasciarlo sgocciolare. Versare in una casseruola l'olio e la cipolla tagliata sottilmente, porla sul fuoco basso e fare rosolare.
Mettere nella casseruola un battuto di aglio e prezzemolo, la scorpena e poi i pomodori pelati e spezzettati; salare, pepare, e cuocere sempre a fuoco basso.
Quando la scorpena sarà cotta, pulirla e passarla al setaccio, facendo cadere il passato nel recipiente.
Aggiungere poi i pesci mettendo prima le seppie ed i calamari, poi le pannocchie e gli scamponi, quindi il rimanente pesce; lasciare per ultimi i merluzzetti e le sogliole.
Quando il composto inizierà a bollire unire l'aceto e, a recipiente scoperchiato, cuocere a fuoco basso per 15 minuti; il sugo dovrà risultare piuttosto denso.
Versare il brodetto sulle fette di pane già disposte nella zuppiera e servire.
Si tiene il sugo più liquido solo se occorre per condire gli spaghetti: in questo caso non mettervi aceto.
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VINCISGRASSI
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In un soffritto ottenuto con gr. 50 di burro e il lardo tritato, cuocere la carne e il petto di pollo, gli stomachi ed i cuori tritati, rigirando spesso e bagnando con il vino bianco secco.
Quando sarà evaporato, salare e proseguire la cottura a fuoco moderatissimo aggiungendo, se necessario, un poco di acqua. In ultimo unire i fegatini di pollo a pezzettini; fare insaporire, quindi togliere dal fuoco.
Mentre il ragù cuoce, preparare la pasta con la farina, le uova, un pizzico di sale e una cucchiaiata d'olio. Lavorare bene l'impasto che dovrà risultare piuttosto sodo; poi con il matterello stendere una sfoglia sottile.
Tagliare la pasta ricavandone delle tagliatelle larghe: lessarle in abbondante acqua salata, scolarle a metà cottura, immergerle quindi in acqua fredda, scolarle di nuovo e stenderle su un telo affinché asciughino bene.
Disporle a strati in una teglia imburrata condendo ogni strato con il ragù preparato e una spolverizzata dei due formaggi grattugiati e mescolati insieme.
Sopra l'ultimo strato di ragù disporre una buona grattugiata di tartufo ben pulito.
Porre il recipiente in forno di moderato calore (180°) per circa 20 minuti; le lasagne dovranno colorirsi molto lentamente.
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CONIGLIO IN PORCHETTA
Pulire il coniglio, lavarlo con cura (tenere da parte il suo fegato), asciugarlo e spolverizzarlo con sale e pepe.
Mondare e lavare molto bene il finocchio selvatico (viene usata soltanto la parte verde, non il fiore o i semi), metterlo poi in pentola, unire due o tre spicchi d'aglio, coprire d'acqua e cuocere.
Quando sarà pronto lavare il finocchio e strizzarlo (conservare l'acqua, ma levare gli spicchi d'aglio), farlo insaporire con olio e un battuto di prosciutto, pancetta e salame: mettere tutto quanto all'interno del coniglio, unendo al composto il fegato pulito e tagliato a piccoli pezzi.
Cucire l'apertura con un filo incolore e collocare il coniglio in una teglia, irrorarlo d'olio e e porre poi il recipiente in forno già cado (170°).
Quando sarà ben dorato da tutte le parti bagnarlo, poco per volta, con l'acqua del finocchio, sino a cottura completa (non disponendo del forno, cuocerlo sulla fiamma a recipiente coperto); sistemare sul piatto di portata il coniglio tagliato a pezzi e il ripieno a fettine regolari
PIZZA DI FORMAGGIO
Impastare il lievito di birra, sciolto in poca acqua tiepida, a gr. 100 di farina: fare un panetto morbido, metterlo in una terrina e inciderlo con due tagli a forma di croce. Porlo a lievitare in luogo tiepido coprendolo con un tovagliolo.
Nel frattempo versare sulla spianatoia la restante farina, unire un pizzico di sale e un chucchiaio di olio: impastare unendo poco a poco mezzo biicchiere di acqua tiepida, lavorare con cura formando una pasta simile a quella delle tagliatelle. grattugiare gr. 50 di parmigiano, gr. 25 di gruviera e altrettanti di provolone; tagliare tutto il rimanente formaggio a dadolini.
A parte sbattere con una forchetta le uova, unendo il formaggio grattugiato e quello a dadini. Incorporare tutto quanto alla pasta, agginugere il panetto lievitato lavorando sino a quando la pasta si staccherà dalla spianatoia e dalle mani.
Oliare una tortiera alta e stretta e porvi la pasta, farla lievitare ancora una volta ricoprendola con un tovagliolo.
Trascorso questo tempo, mettere la pizza in forno ben caldo (220°), lasciandola cuocere per circa mezz'ora.
Servirla calda.
STOCCAFISSO
Dopo avere battuto lo stoccafisso metterlo a bagno in abbondante acqua fredda e lasciarlo ammorbidire per sette giorni, cambiando sovente l'acqua.
Trascorso questo tempo scolare lo stoccafisso, asciugarlo e tagliarlo a pezzi di circa 10 cm di lato pio diliscarli.
Tritare finemente la carota, il prezzemolo (volendo aggiungere una costa di sedano), le foglioline di rosmarino e uno spicchio di aglio.
Pelare i pomodori e tagliarli a filetti.
Prendere un recipiente fornito dell'apposita griglia che impedisce agli alimenti di stare a contatto del fondo; in esso sistemare il primo strato di stoccafisso mettendo il lato senza pelle rivolto verso il fondo, irrorarlo di olio, spolverizzarlo con tutto quanto è stato tritato, salarlo e peparlo abbondantemente, porre qua e là qualche filetto di pomodoro e fiocchetti di burro.
Fare un secondo strato di stoccafisso adagiandolo sul lato della pelle, irrorarlo di olio ecc. continuando così sino ad avere sistemato tutto. Ricoprire l'ultimo strato con patate pelate e tagliate a grossi spicchi, lasciando al centro uno spazio vuoto per gli eventuali assaggi di cottura.
Versare su tutto il vino bianco ed il latte freddo.
Porre il recipiente sul fuoco vivo e fare bollire dai 30 a 45 minuti, poi incoperchiare, ridurre la fiamma al minimo e lasciare bollire, quasi insensibilmente, per circa tre ore (nell'ultima ora a recipiente coperto), badando di non mescolare mai la preparazione. A cottura ultimata levare il recipiente dal fuoco, coprire con un foglio di carta che assorba e porvi sopra il coperchio.
Lasciare così per un quarto d'ora, poi servire senza muovere la preparazione, distribuendo nei piatti prima patate, poi lo stoccafisso irrorando tutto quanto con l'intingolo.